Subscribe

Cum sociis natoque penatibus et magnis
[contact-form-7 404 "Non trovato"]

Subscribe elementum semper nisi. Aenean vulputate eleifend tellus. Aenean leo ligula, porttitor eu, consequat vitae eleifend ac, enim. Aenean vulputate eleifend tellus.

[contact-form-7 404 "Non trovato"]

Subscribe elementum semper nisi. Aenean vulputate eleifend tellus. Aenean leo ligula, porttitor eu, consequat vitae eleifend ac, enim. Aenean vulputate eleifend tellus.

[contact-form-7 404 "Non trovato"]

Subscribe elementum semper nisi. Aenean vulputate eleifend tellus. Aenean leo ligula, porttitor eu, consequat vitae eleifend ac, enim. Aenean vulputate eleifend tellus.

[contact-form-7 404 "Non trovato"]

Venere / Adone

CREDITI

 

di e con  Danilo Giuva 

drammaturgia di Danilo Giuva e Annalisa Calice

regia e spazio Danilo Giuva

luci Cristian Allegrini 

suono Francesco Curci

assistente alla regia Luca Mastrolitti

progetto grafico Silvia Rossini 

consulenza artistica Valerio Peroni ed Alice Occhiali – Nordisk Teaterlaboratorium/Odin Teatret

con il contributo del Centro di Residenza dell’Emilia-Romagna “L’arboreto-Teatro Dimora La Corte Ospitale” 2021

produzione Compagnia Licia Lanera in coproduzione con Teatri di Bari

Venere/Adone è uno spettacolo che parla di fatti dell’amore, della natura umana e dell’incapacità di stare con disinvoltura nel proprio. È, questo, un lavoro che parla a tutti, ma che è necessario che incontri  soprattutto un pubblico di adolescenti. 

Ho scelto di partire da un poemetto: “Venere e Adone” di William Shakespeare – io ci ho messo lo slash perché sono fermamente convinto che entrambi convivano in ognuno di noi – per presentare l’archetipo dell’amore incompiuto attraverso l’elevazione lirica e vertiginosa del bardo per, poi, lanciarmi da quelle altezze per precipitare in una storia d’amore, altrettanto incompiuta, tra due comunissimi essere viventi dello stesso sesso.

Ho voluto raccontare il cortocircuito – tutto personale – dei primi momenti, la ricerca della verità, la difficoltà di spiegarsi, la fatica della lotta interna, il senso di incompiutezza ed il dolore che il desiderio inespresso genera.

Parla, dunque, questo lavoro di quella condizione che pone ogni essere umano, che si trova a dover gestire i primi tormenti dell’amore, su quella stretta linea di confine tra l’essere e il sentire su cui è necessario trovare un proprio punto di equilibrio in cui stare.

Ogni adolescente credo abbia la propria condizione di confine e credo sia necessario parlarne.

Io voglio farlo a teatro.

Danilo Giuva 

Sguardi Critici

Ogni emozione viene scandagliata: il primo palpito d’amore, tutti gli escamotage utilizzati per frequentarlo, gli sguardi, le speranze e le ritrosie […]. Tutti questi sentimenti vengono trasmessi in scena da Giuva con una sincerità assoluta, diventando paradigmi di tutti i primi amori adolescenziali con le loro speranze e le loro disullusioni.

Mario Bianchi su Eolo, Teatro Ragazzi 

Eco allora ardori e delusioni, incertezze e slanci arditi, fra sesso e tenerezze, con il porsi in scena del protagonista ora inserito nella aulica estenuazione del Mito complice la poesia di Shakespeare, ora in veste più ironicamente giovanilistica, anche con sound da discoteca sullo sfondo. Chiude Venere/ Adone Giuva, in posa con suo collare cinquecentesco: ritratto dell’artista da giovane, un po’ irretito e sconvolto dalla forza di Eros e dei suoi misteriosi sentieri, nel bosco chiaroscuro dell’amore. Applausi al lavoro e all’attore dal pubblico.

Pasquale Bellini su Gazzetta del Mezzogiorno 

Danilo Giuva, alla sua seconda prova in solitudine dopo lo strabiliante “Mamma”, si impossessa del poemetto shakespeariano ed estremizza la complementarità̀ tra i due personaggi, rendendoli addirittura speculari; ecco spiegato, a nostro modesto parere, il motivo della presenza nel titolo di quello slash, di quella barra, obliqua come la storia che vi si racconta, che non divide ma, al contrario, alimenta un’ulteriore contaminazione tra gli universi idealmente presenti sul palco (uomo/donna; divino/umano; istinto/ragione), aggiungendo alla storia del Bardo un personalissimo tassello, spostando sulla propria pelle, con ironia ed eleganza più uniche che rare, il gioco delle parti, decodicando, coniugando e superando tutti gli archetipi legati all’amore, alla passione, al desiderio. 

Pasquale Attolico su Cirano Post 

Crediamo che la sua collocazione ideale sia quella che lo pone di fronte a un pubblico giovane che tende a leggere una messa in scena per empatia e immedesimazione, preferenzo la realtà, o quella che sembra tale, all’artificio.

Nicola Viesti su Corriere del Mezzogiorno