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I Sentimenti del maiale

CREDITI

 

con  Danilo Giuva e Licia Lanera
Chitarra e voce  Dario Bissanti
Batteria  Giorgio Cardone
Basso  Nico Morde Crumor
Luci  Cristian Allegrini
Fonica  Francesco Curci 
Scene  Riccardo Mastrapasqua
Aiuto scenografo  Silvia Giancane
Costumi  Angela Tomasicchio

regia

Licia Lanera

co-produzione

Compagnia Licia Lanera

TPE – Teatro Piemonte Europa 

Festival delle Colline Torinesi

“Io e il mio cuore nemmeno una volta

fino a maggio siamo vissuti,

e nella vita passata

c’è soltanto il centesimo aprile.”

 

I sentimenti del maiale è l’ultimo spettacolo della trilogia Guarda come nevica, che ha cominciato il suo percorso nel 2018 con Cuore di cane, poi nel 2019 con Il Gabbiano ed ora questo. Dopo aver affrontato il romanzo e la drammaturgia con Bulgakov e Cechov, con questo spettacolo la Lanera si approccia a lavorare su Vladimir Majakovskij. 

La neve non cade più, è già caduta, e una spessa coltre bianca ricopre il palcoscenico. Nella neve c’è un divano, una rock band, un maiale appeso per le zampe che appena macellato, cola sangue, e due attori: Licia e Danilo.

I sentimenti del maiale è un ironico simposio tra due teatranti sul tema del suicidio, dell’arte e dell’isolamento. È aprile, fuori esplode la primavera, ma i due sono chiusi in una stanza a leggere, a parlare, a giocare a recitare. A fare le prove. Di uno spettacolo o del loro suicidio.

I sentimenti del maiale è uno spettacolo che non si compie mai, uno spettacolo in cui la morte di Majakovskij si fonde a quella di Ian Curtis e di un qualunque maiale.

La Lanera si concentra sull’icona dell’artista maledetto, sui suoi tumulti interni, i suoi amori prepotenti, la paura di invecchiare, la sfida con la morte, l’orrore per la solitudine.  

Sguardi Critici

Licia Lanera vi mette se stessa molto più di quanto avesse fatto nei due capitoli precedenti della trilogia e, in genere, negli altri allestimenti da lei firmati: perché, stavolta, s’identifica perfettamente con il tema svolto la fisicità straripante che connota Licia: una fisicità particolarissima – e qui spinta fino a una virtuosistica esibizione vocale da rocker consumato – che sempre m’è parsa attraversata, nel fondo, da un brivido di pena.

Preciso, poi, è Danilo Giuva nel ruolo di «spalla» o, meglio, di «doppio» e di coscienza critica. E decisiva, infine, è la prova fornita dalla band composta da Dario Bissanti (chitarra e voce), Giorgio Cardone (batteria) e Nico Morde Crumor (basso). Ripropongono, è ovvio, brani dei Joy Division e, soprattutto, «Lithium» dei Nirvana, il cui testo, come sappiamo, fu scritto dal frontman del gruppo, quel Kurt Cobain che morì anche lui suicida.

CONTROSCENA.NET – Enrico Fiore

Scambi di battute in libertà che rivelano autoironia e una certa saggezza conquistata dall’impetuosa attrice barese e che, nondimeno, funzionano essenzialmente quale cornice del vero nucleo, contenutistico ed emozionale, dello spettacolo, ossia l’indagine – sentimentale e non tanto freddamente scientifica – sulla genesi e sulla natura dell’impulso all’auto-annientamento.

PAC – Paneacquaculture, Laura Bevione

“Il gabbiano” di Licia Lanera risulta così essere uno spettacolo di corpi e di rapporti, di critica al teatro, così come di messa in scena di nuove possibilità narrative, il tutto trascinando il pubblico di dialogo in dialogo, di gesto in gesto, fino al maestoso finale innevato.

Luca Romano, HuffPost

Così Licia e Danilo, colleghi e amici, condividono aspirazioni, inquietudini e stravaganze reciproche; così noi siamo chiamati a testimoniare, a guardare da vicino, senza pregiudizio, i demoni personali che spingono l’essere umano alla fine, al buio, o all’eterna giovinezza: proprio com’è successo, tra gli altri, a Ian Curtis e Kurt Cobain.

CAHIERS DES ARTS – Nicole Jallin 

C’è un altro piano, quello della rappresentazione appunto, nel quale i due attori – insieme a Lanera c’è un altrettanto puntuale ed efficacie Danilo Giuva – giocano ad essere sé stessi durante le prove dello spettacolo, dunque con un meccanismo metateatrale svelato sin da subito ma che, appunto, come la questione del confinamento, è solo un vestito all’interno del quale far germinare questioni più profonde del quotidiano.

TEATROECRITICA – Andrea Pocosgnic

Senza paura di esplorare i terreni del volgare e del perturbante (e la letteratura russa si presta sempre bene in tal senso), ne “I sentimenti del maiale” la Lanera interroga i componimenti di Majakovskij e la musica dei Joy Division, traendone un dialogo irriverente con Giuva che sfocia poi in un solo concerto di fortissimo impatto, com’è caratteristico del modus della regista. […] Temi come la seduzione della morte, la sfida ai valori costituiti, la prepotenza dell’amore hanno sempre trovato larghissimo spazio nelle arti, tant’è che il pericolo di una scarsa originalità poteva essere dietro l’angolo; tuttavia il “profondo sentire” della Lanera, unitamente alla sua energia espressiva e alla sua lucente freschezza, sventa completamente il rischio. Mai pretenziosa, sempre genuina, questo è il suo rock, questo è ciò che si cela sotto la coltre di neve. E la regista pare così fare tesoro dell’ultima volontà del paroliere russo: «Voi che credete nelle rose/trasmettete di uomo in uomo/la mia/impeccabile descrizione della terra».

KPLTeatro.it – Silvia Ferrannini

“Un finale di grandissimo impatto e di intensa tragicità che chiude con una forte spinta emotiva uno spettacolo autentico, sentito e profondamente attuale.”

TEATRIONLINE – Alan Mauro Vai